Sulle pendici del Monte Filaressa, dove lo sguardo si perde fino al profilo degli Appennini, è adagiato Burro, antico borgo rurale di Alzano, dove il tempo pare essersi fermato, conservando la natura campestre dei luoghi e i profumi delle stagioni.

Il paesaggio locale, connotato dai vasti e acclivi poderi verdeggianti, è plasmato dalle incisioni dei reticoli idrici che portano acqua nella profonda e selvaggia valle della Nesa, che da Salmezza fino al Serio modella il paesaggio creando scenari mozzafiato, come “i paradis” o le più  note “pozze di Brumano”. Proprio nella forma del paesaggio è da ricercare l’etimologia del nome Burro, che pare derivi da bóthros, una voce greco-bizantina diffusasi nel nord Italia e che significa “fossa scavata dalla acque in luogo scosceso”.

Burro è una frazione strutturata in tre piccoli borghi chiamati Burro Alto, Burro e Burro Basso detto anche Ca Nedai. Quest’impianto pressoché immutato da centinaia di anni, conserva esempi significativi di architettura rurale Seriana tra le quali emerge il mulino del Burro, posto sulla sponda destra della Nesa, significativa testimonianza di architettura rurale e di operosità dell’uomo, che consentì per anni di macinare le granaglie prodotte nei campi, un tempo coperti da grano e frumento.  Tali attività, che assieme alla frutta e all’allevamento di bestiame, erano i principali impieghi del paese, si accompagnavano al taglio dei boschi di cui gli abitanti di Burro erano specialisti, tanto da assumere nella storia il soprannome di “rasgù del Bör”.

Il cuore del borgo che oggi conta 57 abitanti è la compita ma graziosa chiesa dedicata a San Bernardo da Mentone eretta nel 1524, la quale fu elevata a Parrocchia dal Vescovo Bernareggi nel 1942, per essere divisa da Nese e unita all’antica Parrocchia di Brumano. Nel 1986 la Parrocchia, fu accorpata alla Parrocchia di Monte di Nese assumendo il nome unico di “Natività della Maria Vergine  e Trasfigurazione di Nostro Signore”.

Burro è uno di quei luoghi agresti che resistono al decorso della storia e che ricordano come la simbiosi tra uomo e natura possa essere eterna e immutata se vissuta nella semplicità.