LA RANOCCHIA, IL FALCO E IL LUPO

C’era una volta il pastore Luciano che aveva più di mille pecore e le portava tutti i giorni a pascolare in alta montagna per poter loro far mangiare l’erbetta migliore, in modo che il loro latte potesse essere il più buono, anche migliore di quello delle pecore del suo amico Tobia.
Luciano voleva che il suo formaggio di latte di pecora fosse il preferito del re che governava il regno di Quasar, dove il pastore abitava felice con la sua allegra famigliola composta da sua moglie Marta e i suoi figlioletti Giacomo e Saverio.
La giornata del pastore era piena di impegni: doveva tagliare l’erba nel suo pascolo, spaccare la legna per fare scorta per i giorni più freddi, pulire l’ ovile dove teneva le pecorelle, aiutare la moglie nelle faccende domestiche e andare in paese a fare la spesa. Anche questo compito spettava a lui, perché il paese era molto distante dalla sua baita, che si trovava in alta montagna e Marta non poteva lasciare la casa incustodita per troppe ore, perché quando i figli tornavano da scuola voleva fargli trovare un buon pranzetto e la casa riordinata.
Un giorno Luciano era al pascolo quando arrivò il suo amico Tobia che aveva una brutta notizia: aveva trovato tre delle sue pecore fatte a pezzi da un animale feroce, ma non sapeva chi fosse, perché le aveva uccise durante la notte. Tobia era molto preoccupato, perché non era mai successo nulla di simile nel loro paese e insieme a Luciano decisero di andare a parlarne con re Dalgildo. Quando arrivarono al castello, sottoposero al re il loro problema e il sovrano rimase a bocca aperta nell’ascoltare il terribile racconto: quale animale poteva essersi avvicinato tanto al paese per sbranare le pecore? Un orso, una volpe o un lupo? Il re decise che i suoi sudditi-pastori avrebbero fatto a turno per fare la guardia agli ovili, per prendere la belva che si aggirava di notte nel paese.  
Ma per molti giorni non successe nulla e lentamente la vita al paese tornò alla normalità: gli uomini tornarono ad occuparsi dei loro animali e il re pensò che l’accaduto non si sarebbe ripetuto, anche se riteneva che la cosa fosse molto strana.
Quando però ormai più nessuno pensava a quanto era successo, una notte la belva tornò a colpire ed uccise altre tre pecore di Tobia. Più nessuno si sentava sicuro, perché un animale feroce era nelle vicinanze e prima o poi avrebbe attaccato di nuovo.
Intanto, nonostante tutto, la vita al pascolo di Luciano proseguiva tranquilla e in un giorno di sole il pastore decise di portare le sue pecore in alta montagna e porto con sé anche i suoi figli che erano finalmente a casa per le vacanze estive. I bambini erano bravi a scuola ed anche a casa facevano volentieri i loro compiti e quando potevano erano felici di aiutare il loro papà al pascolo.
Quella mattina, nel salire al pascolo, vicino ad un acquitrino, Saverio vide una piccola ranocchia che aveva una zampa spezzata e non riusciva più a rientrare in acqua e con quel sole così caldo rischiava di disidratarsi e di morire. Saverio la tenne con sé tutto il giorno e con delle erbe mediche e tanto amore riuscì a guarirla e quando di sera tornò a casa, lungo il tragitto lasciò la sua amica ranocchia nello stagno. La ranocchia lo ringraziò gracidando e saltando felice nell’acqua.
Il giorno dopo i ragazzi ripeterono l’esperienza e tornarono felici al pascolo. Improvvisamente, mentre camminavano, si sentì un fischio lamentoso provenire dalla cima di un’alta montagna e Giacomo si arrampicò quasi fino alla vetta, nonostante fosse pericoloso, perché aveva capito che qualcuno o qualcosa aveva bisogno di aiuto.
Era quasi arrivato alla cima, quando il fischio si sentì di nuovo e Giacomo intravide tra le rocce un falco che aveva un’ala spezzata. Decise immediatamente che lo avrebbe portato a casa per curarlo e così, nei giorni che seguirono, se ne prese cura e lo accudì teneramente, fino a quando il falco non riuscì nuovamente a volare e tornò libero tra i monti.
Purtroppo i giorni passarono troppo velocemente, ormai le vacanze erano quasi finite e così i due ragazzi tornarono per l’ultima volta al pascolo, ma questa volta senza Luciano che aveva dovuto scendere in paese per fare delle commissioni e aveva affidato loro la cura di tutte le pecore. I ragazzi avevano accettato volentieri, ormai erano diventanti abili pastori e quella sarebbe stata l’occasione di dimostrarlo anche al loro papà.
Stava però per succedere quello che mai avrebbero pensato potesse accadere: non appena arrivarono alla meta, ad aspettarli, acquattato dietro un cespuglio, c’era un grosso lupo nero. Il lupo che aveva, qualche tempo prima, sbranato le pecorelle di Tobia.

Le pecore, appena lo videro, iniziarono a fuggire ed i ragazzi non riuscirono più a tenere il gregge compatto, con il rischio che gli animali cadessero in qualche burrone o in qualche crepaccio. Intanto il lupo aveva già attaccato un paio di pecore ed i ragazzi ormai erano rassegnati a perderne altre, perché avevano troppa paura di avvicinarsi ad una bestia così feroce ed affamata, infatti avrebbero potuto rimanere feriti a loro volta. Stavano ancora cercando di capire come potevano risolvere la situazione, quando dalla valle si udì un forte gracidare; si voltarono e videro un numero immenso di rane che saltavano a destra e a sinistra e che in breve accerchiarono il lupo. La belva si innervosì a tal punto che iniziò una lotta feroce con le ranocchie che, purtroppo, nonostante la loro buona volontà stavano avendo la peggio. Tutto sembrava andare per il peggio, quando dalle vette delle montagne che circondavano il pascolo, arrivò a gran velocità un gran numero di falchi, che cominciarono ad attaccare e a beccare il lupo, finché riuscirono a ferirlo a morte. Saverio e Giacomo non sapevano spiegarsi cosa fosse realmente accaduto, ma dopo poco videro la loro amica ranocchia e il loro amico falco: i due animali li avevano ricompensati per le cure ricevute quando erano feriti e avevano rischiato di morire.
I due ragazzi tornarono, insieme alle pecorelle, alla loro casa e raccontarono l’accaduto ai genitori e quando la notizia della morte del lupo si diffuse nel paese, venne fatta una grande festa: naturalmente gli invitati d’onore furono la ranocchia ed il falco e, tra l’allegria generale Luciano riuscì finalmente a far assaggiare il suo formaggio al re, che lo definì il migliore del paese.

versione in francese

LA GRENOUILLE, LE FAUCON ET LE LOUP

Il y avait une fois le berger Lucien qui avait plus de mille brebis et qui a vécu dans un petit pays qui se trouve en haute montagne avec sa femme et ses enfants Xavier et Jacques.
Malheureusement une mauvaise journée, trois brebis de son ami Thomas ont été tués par un loup affamé descendu au pays pour terroriser les habitants.
La vie, malgré tout, était calme et un jour, sur le chemin pour le pâturage, Xavier a trouvé une petite grenouille blessée en danger de mort . Il décide de la  soigner avec amour.
Le jour après, Jacques aussi aide un faucon blessé et, après l'avoir apporté à la maison, le soigne  jusqu’à ce que le faucon n’a pas pu voler.
Une mauvaise journée, les deux garçons alors qu’ils étaient avec les brebis, ils ont fait face au loup qui, affamé, voulait  manger les animaux et attaquer les garçons.
Xavier e Jacques étaient très peureux  et ils ne savaient pas comment résoudre la situation; ils ont été aidés par la grenouille et le faucon qu’ils ont appelé leurs amis et on tué le loup.
Il était enfin possible faire une grande fête pour la mort du loup et les invités d’honneur étaient la grenouille et le faucon.