Il percorso è quasi tutto su sentiero, tranne il primo pezzo tra Monte di Nese e la località Castello; tra Salmezza fino ad Aviatico e dal Passo della Crocetta fino a Zambla.

Partito da via Sendec a Monte di Nese, strada asfaltata fino alla località Castello. Al primo tornante preso per il Sentiero della Baita del GAP e da questa, sempre su sentiero, fino a Salmezza e poi alla relativa Forcella. Da qui discesa fino a Selvino e percorso la strada principale (S.P. 36) che passa a sinistra del nucleo di Selvino. Strada fino ad Aviatico e cementata fino alla Forca. Più avanti al Forcellino Donadoni, preso il sentiero 519 per il Monte Succhello. Dalla sua vetta sceso, sempre per il 519, fino a Passo Barbata.

In alternativa si poteva fare il sentiero basso 525 che dal Forcellino Donadoni, con diversi saliscendi, attraversa a mezza costa la val de Gru fino a passo Barbata, più lungo del 519, ma con minor dislivello. Ritornando al nostro itinerario: da Passo Barbata - sul sentiero 525 - si prosegue su opposto versante fino a Cascina dei Foppi per poi seguire il sentiero basso fino a poco prima delle Casere Alte. Dove, fatto un piccolo traverso, si è preso il 503 che porta al passo della Forca (qui forse si poteva tagliare un po’ prima risparmiando un po’di strada, ma con il buio era più facile perdersi …).

Dal Passo della Forca, seguendo il 501, discesa al Passo della Crocetta. Da qui, con strada sterrata e poi asfaltata, fino al Passo di Zambla. Breve sosta per rifornirsi d’acqua (qui sono presenti Demis e Salvatore, giunti in auto per supporto). Ripartito in solitaria per il primo tratto del sentiero 223 per Cima di Grem fino al bivio con il 238 che porta alla Baita di Camplano. Preso il 238, che percorre a mezza costa le pendici tortuose del Grem (qui perso il sentiero a causa del buio, recuperato più avanti risalendo un prato scosceso).

Senza arrivare all’innesto ufficiale con il 237 per il rifugio SABA, dove il terreno lo permette, attraversata la valle Parina e risalito sull’altro versante per prendere più in alto il 237 percorso poi fino alla Baita Zuccone. Qui a causa del buio non trovato il sentiero di collegamento che sale diretto al Rifugio Capanna 2000 e quindi allungato di almeno 600 m il cammino, dovendo seguire la strada sterrata fino all’inizio del sentiero dei fiori.

Da questo punto, preso il sentiero basso dei fiori (n. 222) fino alle baite Branchino. Dopo aver tagliato nei pressi di queste, evitando il passo Branchino, preso il 219 (sentiero delle Farfalle) per le Baite di Mezzeno. Dopo le baite preso il 215 con salita fino ai 2.144 mt  al Passo di Mezzeno, percorsa tagliando diverse volte in linea retta il sentiero ufficiale per poi scendere al Rifugio Gemelli.

Discesa al Lago Piano Casere e sponda Ovest del Lago Marcio, lungo il sentiero 211. Al bivio con il sentiero 213, preso questo a destra per un lungo traverso fino al Lago di Sardegnana. Passaggio sopra la diga del lago e proseguito fino all’incrocio con il sentiero 247 che sale da Pagliari - Carona. Continuato per la stessa direzione, trovando poco dopo il bivio con il sentiero 236 che scende dalla valle dei Frati.

Un’alternativa più corta, ma con un più elevato dislivello, sarebbe stata partendo dai Laghi Gemelli, prendere per il Lago Colombo, Passo d’Aviasco e scendere per la valle dei Frati fino a questo punto. Ma salire ai 2.889 del passo d’Aviasco, dopo già 42 km nelle gambe, poteva affaticare di più che la lunga attraversata a più bassa quota del sentiero 213.

Proseguendo sull’itinerario precedente, il sentiero 213 poco oltre incrocia e confluisce nel sentiero 210, lungo la strada sterrata che sale da Carona. Si passa sotto la diga del Lago di Fregabolgia e costeggiando la sua sponda nord, poco dopo si arriva al Rifugio Calvi. Breve sosta per bere un caffè e salutare il fratello Luciano. Da qui il sentiero 225 scende di poco al lago Rotondo e risale fino al passo di Valsecca alla sinistra del Pizzo del Diavolo e del Diavolino.

Il sentiero 225 prosegue al di là del passo, scendendo verso il Bivacco Frattini e senza arrivarci devia a sinistra, con un susseguirsi di saliscendi lungo le numerose vallette che portano, prima al bivio con il sentiero  227 che sale da Fiumenero e poi, lungo il tratto comune di questi ultimi due sentieri, al Rifugi Baroni al Brunone. Da qui inizia la lunga e tortuosa salita del sentiero 302 che sale alla Forcella del “Ol Simal” (punto più alto dell’itinerario 2.714 m.), per poi scendere in uno stretto camino con sfasciumi, agevolato dalla presenza di catene, e poi con ampi semicerchi continua la sua lunga discesa fino al Lago di Coca. Il sentiero 302 prosegue poi verso il Rifugio Coca.

Prima di arrivare al rifugio si prende il sentiero 303 che sale fino a i 2.350 m. del passo, per poi scendere, con forte pendenza, gli oltre 500 m di dislivello fino a sotto la diga del lago artificiale del Barbellino, per poi risalire altri 100 m. di dislivello fino al Rifugio Curò.

Sosta per mangiare un minestrone e per poi ripartire insieme agli amici Claudio e Luca lungo il sentiero “panoramico” 305 che scende verso Valbondione. Al primo tornante proseguito diritti per il sentiero 304 che sale al passo delle Miniere, infastiditi dall’erba alta che nasconde la traccia. Da qui l’ultima discesa impegnativa fino al fondo valle, per attraversare il torrente Bondone. Preso il tratto comune tra 304 e il 322 che scende verso Lizzola e poco dopo al bivio continuato sul 304 a sinistra salendo fino al passo della Manina. Verso il passo è tornato il buio e poco dopo aver passato la Manina le tre torce, rispetto ad una, servono per trovare la giusta direzione del 401. Trovata la direzione, il sentiero 401, con il suo lungo percorso tortuoso, passando sulle pendici est del Monte Sponda Vaga e quelle ovest del Barbarossa, sale fino a passo tra il Pizzo di Petto e il Monte Vigna Vaga ed, a sud di quest’ultima cima, raggiunge l’ultimo punto più elevato, il passo di Fontanamora. Da qui diventa preponderante la discesa e, sempre seguendo fino alla meta il 401, si passa il Ferrante sulla sinistra e prima di arrivare al Ferrantino si uniscono anche Davide e Giuseppe, venutigli incontro dall’Albani. La discesa continua verso passo Scagnello e finalmente dopo l’ultimo tratto tortuoso in discesa si raggiunge il Rifugio Albani.