Giovanni Curnis - 02/04 agosto 2013

L’impresa

Giovanni Curnis, il “Pastore Runner” (così definito da “L’Eco di Bergamo”) di Monte di Nese compie un’impresa memorabile, un sogno nel cassetto a cui pensava, e per il quale si preparava, da diversi anni. Percorrere per sentieri gli oltre 100 km che separano la sua abitazione a Monte di Nese, dal rifugio Albani, sotto la Presolana, tappa finale del sentiero delle Orobie Orientali.

Giovanni voleva compiere l’impresa sotto le 24 ore, comprese le piccole soste programmate. Ha sfiorato l’obiettivo, impiegando qualche ora in più. L’impresa rimane eccezionale, se si considera che Giovanni ha lavorato fino al giorno prima della partenza (fa l’allevatore e gestisce un’attività di orto-frutta insieme ad un amico) e ha percorso oltre 40 chilometri del tracciato con il buio (il piccolo spicchio di luna calante, l’ha accompagnato solo nell’ultima ora di buio sulle pendici dell’Arera, più volte ha perso tempo a trovare il sentiero o ha dovuto allungare il percorso perché al buio non è stato possibile individuare la via più breve). Inoltre ha affrontato il tratto più impegnativo della salita sulla pietraia che separa il rif. Brunone con la forcella del "Ol Simal", (2714 m) (punto più alto dell’intero percorso) nel momento più caldo tra le 14,30 e le 16,30 della assolata giornata del 3 agosto, dove il forte caldo si sentiva anche ad alta quota.

Ma forse il momento più brutto è stato all’indomani mattina, nel decidersi a rimettersi in cammino per scendere il ripido sentiero che dall’Albani porta a Colere, con i 100 km dei giorni prima nelle gambe. Ma era più l’idea a spaventarlo, perché dopo i primi passi ha affrontato anche questa ultima discesa con determinazione.

uno dei passaggi più suggestivi del sentiero delle Orobie nei pressi del Rifugio Curo, e sullo sfondo il Pizzo Coca. (foto Archivio Roberto Mazzoleni)

Come dicevo all’inizio, Giovanni ha preparato meticolosamente questa impresa. Già l’anno scorso aveva percorso a piedi il tratto tra Monte di Nese e il Rifugio Curò (circa 80 km, in circa 22 ore). Si allena quando può, sulle pendici dei monti di casa tra Canto Alto, Filaressa e Podone. Soprattutto d’inverno non è raro vederlo partire o arrivare a piedi con il buio per andare sui “suoi “sentieri. Durante l’impresa è stato supportato da un gruppo di parenti ed amici, ma in pratica fino al rifugio Curò ha dovuto cavarsela da solo. Poi da lì, alcuni di loro lo hanno accompagnato fino alla meta, ma le gambe che lo sorreggevano erano comunque solo e sempre le sue.

Un ringraziamento va alla Commissione Sentieri del CAI di Bergamo, per aver concesso in uso il GPS per rilevare il percorso fatto da Giovanni; a Salvatore, Luciano e Claudio Curnis, Giuseppe Nava, Davide e Demis Pesenti, Luca Zanchi, gli amici che hanno supportato Giovanni nella sua avventura e soprattutto a Giovanni che con la sua impresa valorizza anche il nostro territorio, che oltre punto di partenza per escursioni impegnative come questa, può essere anche meta di molte escursioni con interessanti aspetti paesaggistici, naturalistici e storico-culturali.

Giovanni e i suoi amici in un momento di sosta prima dell’ultima discesa al rifugio Albani

Ah, dimenticavo Giovanni ha 50 anni compiuti, ma quanto ha fatto dimostra ancor più che l’età reale di una persona è più un fatto mentale. Mete, sfide e voglia di vivere intensamente ci fanno raggiungere obiettivi impensabili per i superati stereotipi legati alla mera età anagrafica. Ciò non significa che non ci sono limiti, ma spesso i più si lasciano scappare opportunità, pensando di non essere all’altezza o peggio di essere ormai troppo vecchi per realizzare i propri sogni o la propria vita. Grazie Giovanni anche per questo.

 

Alzano Lombardo, agosto 2013

 

Roberto Mazzoleni

Assessore alle Attività Sportive

Città di Alzano Lombardo

 

Dall’alto a sinistra: Monte di Nese; Località Salmezza e sullo sfondo Aviatico e il monte Poieto; scendendo dal passo della Forca verso il Grem e l’Arera (foto Archivio Roberto Mazzoleni)