L’ECOSISTEMA DELLA ZONA MONTANA DI ALZANO LOMBARDO
Un ecosistema è formato dagli esseri viventi e dall’habitat in cui essi vivono. Laddove gli esseri viventi sono caratterizzati da diverse specie, anche molto dissimili tra loro (come per esempio, gli animali e le piante), l’habitat è caratterizzato dal suolo, dalle sue caratteristiche fisiche, dalla sua ubicazione e dai fenomeni metereologici che lo interessano. La “vita” e l’evoluzione di un ecosistema dipendono dagli equilibri che nascono tra gli esseri viventi e l’habitat che li ospita, equilibri che spesso sono unici e portano ad avere ecosistemi molto diversi tra di loro.
La zona montana di Alzano Lombardo, in particolare quella compresa nei sentieri del Lupo, del Falco e della Rana, è basata su di un suolo di origine sedimentaria, composto da rocce dolomitiche e calcaree. Le proprietà di queste rocce hanno condizionato le caratteristiche del suolo di questa zona, favorendo alcuni tipi di piante piuttosto che altre. Alle quote più basse, dove il suolo è più vario e dove la quantità di materia organica è maggiore, possiamo trovare piante di castagno, che tollera molto poco i suoli calcarei, mentre alle quote medie e alte c’è una netta predominanza di piante come la roverella e il carpino nero, che invece vivono bene su suoli calcarei. Inoltre anche le abbondanti precipitazioni della nostra zona hanno influito molto. Dal momento che la zona si sviluppa su quote inferiori ai 1000 metri, l’intera zona è ricoperta dalla foresta costituita da queste piante, che rientra nella descrizione di foresta decidua temperata.
All’interno di questa foresta vivono molte specie animali, suddivise tra invertebrati, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi. Tra gli invertebrati possiamo citare il cervo volante, il cui ciclo vitale è strettamente legato alla presenza della roverella, come esempio di rapporto interspecifico tra elementi di uno stesso ecosistema. Anche la catena alimentare non è altro che una lunga serie di relazioni interspecifiche, in grado di definire gerarchie e ruoli all’interno dell’ecosistema. Ai vertici di questa catena, nella nostra zona abbiamo animali come il barbagianni o il gufo reale, animali molto importanti per valutare lo stato di salute di un territorio, dal momento che ogni elemento di disturbo lungo la catena alimentare si ripercuote su di loro. Ma non sono gli unici animali a cui possiamo rivolgerci per conoscere lo stato di salute dell’ecosistema del nostro territorio montano: ci sono anche le salamandre e gli ululoni dal ventre giallo, che sono anfibi, oppure la cicindela, che è un coleottero.
Il problema più grave che questo ecosistema ha dovuto affrontare è principalmente quello della deforestazione. Nel corso dei secoli, l’Uomo ha visto la foresta come una risorsa da sfruttare, per ricavarne legno e terreni coltivabili. Venendo a mancare la foresta, alcune specie sono state danneggiate più di altre, mentre altre si sono adattate. Altre ancora, invece, sono state volontariamente sterminate (è il caso del lupo) perché ritenute pericolose. In tempi recenti, a seguito di cambiamenti sociali e tecnologici, lo sfruttamento della foresta da parte dell’Uomo è diminuito, tant’è che i vecchi campi ormai in disuso sono stati riconquistati dalla vegetazione. Spesso le uniche tracce che rimangono di questo passato sfruttamento sono resti di muretti o di terrazzamenti, nascosti tra le piante. Inoltre, la diminuzione della presenza dell’Uomo nella foresta ha permesso a molte specie animali di tornare a prosperare, come è successo ai caprioli.